31/08/2004
Mon tressor de la Pyramid
Quando sono triste vengo qua, a guardare i treni – per chi abita vicino alla stazione è così(…)
Anche io abito vicino alla stazione, ci abito di fronte, e dal balcone di casa se mi affaccio posso abbracciarla quasi per intero, la stazione, posso persino spiare la gente che poggiata sulle panchine in granito, i pendolari che aspettano, salgono, scendono e si vomitano giù dai vagoni, passano per l’esofago dei corridoi e allagano la piazza-fino alla metropolitana.
Eppure non ci vado mai, alla stazione. Ci passo qualche volta, distrattamente, la sor-passo per andare al di là, quando ne ho bisogno, e passo dal sotto-passo. Per arrivare ai binari bisogna salire una decina di scalini, e lì, lì non ci vado mai. Tranne quando capita di dover prendere un interregionale che cortesemente si ferma anche alla nostra piccola stazione. Ma a guardare – a guardare i treni che passano – non ci vado. Ci andavo. Quando ero piccola, i racconti dei vecchi dicono che quando ero piccola mi ci portavano spesso, a salutare i treni che passavano, e a guardare giù dallo strapiombo delle mura della piccola Stazione, che somiglia ad un baluardo, ad una torretta incastonata nelle mura della città, dove al posto delle sentinelle corrono dei vermetti di ferro.
Sarà per quello che non ci salgo, fin lassù. Perché bisogna passare per forza da quei corridoietti dove non sai mai chi ci puoi trovare? Non so.
Non so se si senta, da casa sua, la vocetta della signorina che annuncia i treni in arrivo e partenza al binario unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieciundiciedodici, o le ammonizioni ai pedoni spericolati che sfidano la pericolosità della linea bianca mentre sta per sopraggiungere qualche maestoso eurostar. Alle e zerosei di ogni ora passa quello per Roma, che però non passerà a sua Volta da Ostiense, tuttal’più farà una breve sosta a Tiburtina, e terminerà la sua corsa a due passi da Piazza della Repubblica, prima di riprendere a seguire le leggi armoniche del moto e tornare a sferragliare sui binari fino a ripassare dal piccolo avamposto, proprio di fronte al mio balcone. Io se apro le finestre la vocetta della signorina riesco a sentirla piuttosto bene. Ne ho sentite parecchie, in diverse stazioni, ma la sua è quella che dice “sei a casa”
Anche Ostiense è una stazione carina. Simpatica, perfino. Doveva farci scalo il Baffetto, al tempo, e così la fucina littoria si era data da fare al meglio per accogliere l’herr, ma non fecero in tempo a concludere i lavori, e al posto dei compatti blocchi squadrati di pietra, i romani in camicia ci misero del cartone. La stazione Ostiense, che al tempo si affacciava su Piazza Baffetto, era per metà di cartone, e l’ometto non se ne accorse. Andare a fare trainspotting lì però, al mio occhio, sembra più semplice. È tutto in piano – i vagoni, la biglietteria, le panchine del binario uno – sono tutte al piano terra. Lineari. Forse troppo facile. Troppo facile abbandonarsi alla tristezza, alla malinconia, la mestizia o l’invidia per quei passeggeri che guardi passare con i loro bagagli di carte, vestiti ed esperienze, di cui conosci tutto e niente, di cui puoi immaginare. Svariate forme volti mani tratti arcature gobbe portamenti menti unghie passi capelli modi occhi e sguardi a cui rubare, e parlare – che sguardo triste che hai, Tu, ma lo sai cosa sto passando io? O oh, tu sì che hai una faccia felice, chissà da dove torni, chissà chi ri-trovi, facciamo a cambio? –no, questo mai, questa è la mia vita, sono io che ne decido le sorti. Forse hai solo gli occhietti troppo allenati, forse non è poi così male che la mia Stazioncina sia arrampicata sulle mura di cinta. (because sad eyes never lie)
Eppure è tutto così simile. Viviamo vicino alla stazione, vediamo tutta questa gente passare, arrivare, andarsene, e noi? Noi stiamo a guardare le vie che prendono gli altri e non siamo affatto sicure della via che prendiamo noi. Noi no. Posso prendere la bicicletta e decidere dove andare per oggi, dove perdermi, oggi, ma domani? Dove sarò domani?
Non chiedetemelo.
30/08/2004
SI NON AMOR FIDES
Fiat. Ho deciso che le cose tra di noi non sono più che quelle di due amici, in generale non sono più. O meglio, non da parte mia. Io fuggo, lo so, ma c'è qualcosa che non va, se sento il bisogno di sentire come sta metà del mondo e in quella metà non figura il tuo nome. Così viaggio, mi muovo, sposto la mia corporeità da un luogo all'altro alla ricerca di quello che non so di me, di quello che potrebbe essere evidente solo sotto un leccio, o un ulivo, o all'ombra degli alberelli di San Saba, o del giardino degli aranci, seduta a rimirare il castello nell'acqua, in un quadro ad acrilico sabbiato, in bicicletta, in panda, o sulla Cristoforo Colombo, con la cappottina giù e Mellon Collie a palla. Non lo so. Guardo la scacchiera, e vedo che la regina si allontana dal Re, curiosa di imparare dall'alfiere come muoversi diversamente, come sgusciare fino alla stoccata, dove trovare la forza di andare sempre avanti e proseguire dal pedone, la coerenza di proseguire sempre in linea retta dalla torre. Ogni mossa cambia la partita. Ogni mossa da una configurazione diversa.
BAU.
28/08/2004
Criceti a bordo
ex-hale to thee, Lord Tarallus de Pepperoncins. ahaaa aba-ba-ba-aha-ah-ha-santupaulomeuteletarantate-sazzaza-zaza-zazzazazzàaaà ecco, vedo la luce: il mal di testa che da ieri mi affligge al muro dell'infingardaggine non è altro che una meravigliosa reazione psicosomatica, di quelle che piacciono tanto a mamma. Sìssì. Proprio così: dovendo io cominciare a studiare per il test di giovedì settembre duend corrente alternata anno tù, Townsend and Who, e avendo ac-cidental-mente altrove ac-quistato il librutto dei test-icoli (nel senso che sono quesiti assai piccoli, maliziosi che non siete altro) durante la pausa lavaggio und stiraggio indumenti prima dell'ultimo quarto della augusta vaccanza-pascolo on the road, ma il suddetto liber ignorato avendo, iermattina tornando dal vecchio albergo de Lo Zio Nando riproposi alla di me personcella di mettermi sotto alla forcella e compilare una ta-bella di marcia che non marciasse troppo ma nemmanco marcia fosse, troppo.
Ed eccolo, maestoso e regale, il mal di testa preventivo! Non più uso allo studium cartaceo, il mio cerebro-leso ha deciso di protestare, rallentando le grandi manovre. è proprio cervello ammè! Gli voglio un gran bene.
22/08/2004
è ora di guardare avanti. Luciano 22-8
Proprio così, le vaccanze stanno giungendo al loro con-fine, e le scelte da cui sto fuggendo dal dì 24 di Giugno corrente anno hanno final-mente cominciato a pre-gustare la loro imminente vittoria sulla mia personcina, che per quanto sfuggente, non potrà sottrarsi al loro telaio. Carissime, tra poco ci rivedremo. Pochissimo, in vero.
Alle mie spalle, sessanta sessioni di festeggiamenti, sollazzi, solleoni, giorni da leoni camuffati da pecorelle e viceserva, (i giorni da leone per me, secondo l'astrologia, sono 365 l'anno, quadriennalmente 366) sollevamento pesi e responsabilità, ammissioni di colpa e della stessa re-iterazione, sollecitazioni varie ed eventuali con sintomatico de-celeramento del Tutto, solletico, fin troppo, subito sudato e dato, sollo terren dove poggiare in compagnia delle rondini, e decisamente sollùchero.
Tanti posti, tanti volti e altret-tanti ris-volti; e se mi volto, so di che luce può tingersi il mio volto volto a tanta beatitudine, ma proprio per questo cercherò di non volgermi troppo spesso, per non essere abbagliata e poi vedere tutto più scuro - la sfida è trovare fiori tra il cemento, fare di ogni particolare sgomento e candido turbamento, e sfidare se stessi nella più grande partita di scacchi mai giocata.
Domani fuggo di nuovo. RI-FUGGO.
19/08/2004
...And what I choose is my voice
02/08/2004
PePPERoNi !
Basta, ho deciso che questi ortaggi saranno il mio stemma, la mia egida, il mio stendardo, il mio boh, insomma, anche se poi non amo particolarmente mangiarli, però insomma diciamo che ripieni di succulento ripieno di tenera carne (siamo molto vegani da queste parti, eh sì) posso anche soprassedere e ingerirne qualche grammo. qualche centinaio di grammi. sì sì. proprio così.
torno dal mare e non voglio tornare, riparto a breve ma non ho tanta voglia di andare dove devo (uh!), preferirei saltare subito alla seconda tappa, l'Urbe, e saltare addosso a quella tegola dell'amor mio, che purtroppo si è incarnato in una leggiadra creatura di sesso femminile e dal diaframma maestoso in grado di dare potenza a virtuosi doreminonladosiladaròmaperoranonlado quanto ai più poderosi rutti che abbia sentito, di cui mi sono fatta interprete in playback, quale onore. Ma la vita è sacrificio, e le sponde prossime alla dimora di Circe mi aspettano, insieme ai miei diritti e doveri di facciamo-che-mi-gestisco-io-la-mia-sorte, altro che con- .
Chiamala se vuoi alchimia, o quel che l'è.
"ma io sto bene anche da sola" - lei mi risponde cantando una canzone che alla fine è bella, ma che non citerò per problemi di reputazione, mamma dice "sì ma non per sempre", e buonadivinità, non ho neanche vent'anni, chi ci sta a pensare al "sempre"? Lui, ecco chi. E forse è per questo che ti ci stai allontanando sempre di più, perchè se tu ti aggrappi al presente, la sua lungimiranza ti spaventa. le ragazze innamorate soprattutto di un'idea, eccole qui.