[ a mENo di uNA
                 CoStANTE ]


31/10/2004

What if...

E' bello partire e portare con me le note che ti piacciono.
Genova, arriviamo!



entropiae contingenti alle | 14:04 | distruggi*mi commenti


30/10/2004

Va . tutto . Bene.

 

Ripristino impostazioni iniziali.

Scanning for viruses _ _ _

 

Are you sure you want to delete these items?

All items will be deleted.

_

 

_

 

----

E tra il conscio e il non-conscio sta l’oblio. Pieno di petali di rosa che turbinano pacifici nel buio, rossi carminio. La pace dei sensi è nel non-sentire, nel darsi un attimo di tregua – è lì che ringraziano finalmente una scelta oculata. Grazie,     grazie.

Scegliere una posizione diversa. Inconsueta ma non tanto, che permetta magari di non percepire il dolore. O di percepirlo meno. Anche solo per poco. E mantenerla.

Com’è che si fa training autogeno? Boh, e che ne so. Ce lo facevano fare a Shaolin. E a Judo, anche. Che poi era un’espediente barbaro per tenere la massa di piccole schegge a bada e zitta (soprattutto) per qualche minuto. So solo che stavamo sdraiati. Sto male. Con buona pace degli allenamenti, questa buona volontà di potenziamento anche di quei muscoli che per loro natura personale se ne sfottevano di aumentare di forza qui si rivela fatale. Eccoci qua: ho bisogno di rilassarmi e sono tesi come corde di violino, senti qua che sinfonia – se potessi vomiterei tutto quanto, acido lattico, mucose varie e tisanina e buscopan, se mi autosuggestiono posso persino sentire lo schifo di sapore che avrebbe. No perché io non vomito mai – mi fa troppo schifo. Vita cosciente durante, mi è capitato due sole volte: per influenza (tortellini della mensa: li odiavo, e mi è toccato rivederli pure) e per allergia (la sogliola, che tanto mi era piaciuta, è ripassata a darmi l’addio. Una storia d’amore troncata sul nascere). Che orrore.

 

Sto male in qualsiasi configurazione io mi ponga.

 

E allora tanto vale mettersi così, che so che poi mi fanno male i gomiti ma chissenefrega. È tutta psicosomatosi, lo sappiamo benissimo. Sto male perché non accetto il dato di fatto. Ma come, stamattina eri così contenta. Significa niente casino. E vabbè, ma domani si va a Genova anche in treno o in monopattino quindi insomma, lasciatemi essere un po’ contrariata, almeno!

È qui che sbaglio: l’accettazione è la chiave. Prendere le cose con serenità, in modo da deludere il lato maligno. Fargli una pernacchia, insomma. E vincere.

 

Ma visto che stavolta non mi riesce, cazzi mia, per dirla con un latinismo.


Allontanare il fuoco e puntarlo su altro. Fuori. Divertissement. . .

 

E dopo il buio, sono uno di quei petali che svolazzavano felici.

Non sto ancora bene, ma sono più leggera.

E ora, come dice la saggia Mater, muovo un po’ il culo.



entropiae contingenti alle | 18:36 | distruggi*mi commenti (4)


27/10/2004

And in the night we'll wish this never ends

 

A stare davanti al monitor mi fanno male gli occhi. E non basta il tentato bohemién ad accarezzare parole (non sue, peraltro) travolgentemente tenere a farmi cambiare idea. No Obi, per quanto fascino tu abbia, non attacca. Vai a staccare muschio dal tetto con la spada laser, và.
Però continuo ad ascoltarla. Quella, e un'altra manciata. La musica dura e cattiva (e nonostante i ritmi metallari, parecchio emo también) la lascio per quando mi tocca prendere la metro. E tradire il mio amore rosso sangue scuro fiammante. Le ho promesso di andare a trovarla tutti i giorni anche d’inverno.
This is… my last… serenade… ecco, la stavo ascoltando in treno. Regionale Roma-Sperlonga delle 13:49. Avevo già in mente quello che avrei dovuto fare, e che ho rimandato di un mese. Un po’ per vigliaccheria, un po’ per languire nelle situazioni, come mio solito. A Monte San Biagio ci sono piccole palme qua e là (evito di dire che c’erano delle palmette! Eheh), la gente scende torna dal mare o ci va, è tutto verde intorno, laggiù lontano si vede qualche metro di spiaggia. E io già sto pensando di tornare indietro. Ma from yourself you can’t run away, quant’è vero, cari metalloni carotini!

Che alla fine piacevano pure a mia cugina, che la cosa più dura che ascolta sono i Goo Goo Dolls (poco da sfottere, io per iris tuttora finisco in brodo di giuggiole, per non parlare di lamBroadway is dark tonight). 

Un pregio su tutti, prendere la metro per andare in quel locus perditionis è che, dato l’elevato numero di fermate da fare, posso se non altro dedicarmi alla lettura. Per esempio, oggi pomeriggio ho fatto l’intellettuale col giacchetto a costine e Ivan Il’ic alla mano. Eh?

 

Tanto per restare in tema magliette, oggi mi sono vestita da amsa (un giorno escogiterò il modo di vestirmi da a.n.s.a. per coerenza con i miei studi, e per coerenza con quelli mancati, da ansa. Si accettano suggerimenti), e ho pure preteso di passare inosservata. Facile, con una maglietta di questo colore.


entropiae contingenti alle | 20:13 | distruggi*mi commenti


26/10/2004

il cattivo tempo è solo uno stato d'animo

Non chiedetevi perchè stia piovendo, la risposta è semplice: ho cominciato a studiare.

Ultimamente, non ostante non sia iscritta a matematica, sto diventando monomanìaca (perchè i matematici sono notoriamente monomaniaci). Sembra che sia affetta da una qualche patologia curiosa per cui devo possedere qualsiasi (bè, magari non proprio indiscriminatamente) maglietta di produzione àndergràund. sì sì. tutte mie. e che siano di un bel colore acceso, per contrastare la monocromìa autunnale milanese. Ma perchè con l'autunno tutti si vestono di grigio, scuro, e marroncino? non capisco. ma contrasto. anzi, miro proprio al contrasto. Però la mater comincia ad insultarmi, dice che fra un po' mi metterà a dormire sul pianerottolo o sul piano cucina - a scelta - per far posto alle magliette àndergraund. Come darle torto!
Supporter della maglietta fruit of the loom taglia 7-8, YO!
Poi in università fa un caldo fotonico (Eli style!) e quindi sfoggio della magliettina as a matter of fact. Le fichette cattoliche invece sembrano preferire fare con neanche troppa non-chalance sauna sublimazione e liposuzione d'amblé: uè, il maglioncino professional e molto fashion va sfoggiato, vorrai mica riporlo chissàddove magari rischiando di stropicciarlo! Aaah! è peccato veniale!
Storia contemporanea è il mio dubbio amletico: o mi suicido, o sto attenta e do il parziale (750 pagine! alla facciazza del parziale!) a gennaio. Reali di Danimarca, adiuvate-me!





entropiae contingenti alle | 19:33 | distruggi*mi commenti (5)


25/10/2004

niente di particolarmente affascinante

Pare che la galassia universitaria stia rosicchiando terreno alle attività elettive (ma non erano "affinità"?) in linea. No, non che stia studiando come una disperata. Forse dovrei, ma non lo sto facendo. Mi sto dedicando al cazzeggio con stile, diciamo. Il mio corso però mi piace parecchio. A parte il professore di Psicologia che è un cane di Pavlov, e quello di Storia Contemporanea che, visto il nostro corso di studi, ci fa il piacere di rammentarci costantemente in cosa consista un telegiornale. Se non che i giornalisti almeno sembrano ricordarsele, le notizie, non le leggono proprio tutte. Promossa lìassemblea costituente. Gli altri spaccano, soprattutto Marco. L'ambiente è quel che l'è, io scappo appena posso. Moti di insurrezione. I fine settimana si sono piacevolmente dilatati. olè. Perchè se fossi stata ancora al liceo, questo venerdì sarebbe durato la metà. E non ero in un locale qualunque!

E' legale fare lezione dalle 4.30 alle 5.30? mmmmmh proprio all'ora di merenda. blub!


entropiae contingenti alle | 15:33 | distruggi*mi commenti (1)


19/10/2004

Battezzati e non

Tempo di nuove conoscenze. Tempo di provare la mensa universitaria, e di ritrovare le medesime cose (proprio le stesse no, sarebbe stato una... merda, fuori da ogni pulp-itazione) della mensa delle elementari, pastassciuttapolpettonepurè. Tempo di cacca. Mi ha illusa.


entropiae contingenti alle | 21:25 | distruggi*mi commenti (2)


18/10/2004

AlohaholA

 

Se c’è un precetto morale che ho avuto modo di rispettare per tutta la durata dell’anno scolastico passato, prima di passare a quello accademico, è stato questo: non andare mai a scuola in macchina. Per ambientalismo? Non principalmente, ma se vogliamo, anche. “è molto più comodo della metro” mah. La cosa buffa o meglio significativa è che non ho proprio niente da raccontarti. Neanche se mi accompagni. Neanche se credi di fare la figura dell’acculturato perché compri la trilogia blu, rosso e bianco (nell’ordine che uno preferisce, io di certo non me lo ricordo). Un paio di videocassette non fanno volume in camera, figurati in testa. (libero adattamento in vista del decennale)

Crisi mistiche sparse su tutto l’arco del weekend, diventato finalmente –nel senso più o meno lato o cateto del termine- lungo. Un sacco di tempo. Bisognerà adoperarsi per non sprecare tanto bendiddìo!

 

Ma perchèmmai non è possibile che a Milano ci sia una squadra di basket femminile che non giochi in serie B??? Una cosa da persone normali??? NON VALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
entropiae contingenti alle | 18:41 | distruggi*mi commenti


17/10/2004

Finalmente il Sole.

entropiae contingenti alle | 15:41 | distruggi*mi commenti (2)


12/10/2004

Ecco, ecco le luci che cadono

 

E lo sai, è quello che ho sempre cercato di dirti.

Quello che avrei voluto, avrei potuto, e forse dovuto.

Ma così è, anche se non ci piace.

 

Cosa succede quando media moda e mediana coincidono? Siamo banali. Prevedibili. Siamo nel mezzo di una campana. Anche se magari non siamo proprio in gamba. Talvolta ci capita di fare passi anche più lunghi, più accidentati. Troppe caratteristiche per elencarle tutte, anche se idealmente andrebbe fatto. Ma poiché i fatti sono esteriori a noi, non ci si può fare niente. Sono nichilista, e amo il latino. Polvere siamo e polvere resteremo. Finché qualcuno non ci spazzerà via. Stretta è la foglia, io dico sempre la mia. Di chi altro dovrei dire? Fare è un verbo di cui non abusare, occorre imparare ad utilizzare le forme più corrette. E dire basta all’alcool, e dire basta all’amore, e ritrovare l’amicizia. Diventare, in definitiva, ailurofili.

Fili che si intrecciano, linee che si intersecano su tappeti di foglie laggiù, dove la nebbia s’addensa, laggiù, dove la mia indole si fa al contempo spavalda e melensa, senza temere il vento e la vertigine mi sporgerò a scoprire cosa c’è, laggiù. E scorgerò forse un abitato, forse non scorgerò alcuna cosa, sarà tutto invisibile, nella nebbia. E quando avvolgerà anche me, allora mi sentirò protetta. Capirò cosa significa sprofondare, e precipitare . . .
sempre                                     re
più                                       li
giù.                                 sa

E rimanere fermi. o  ri

Ascendere, alla stessa maniera.

Fare tutto da sé, per poi poter affermare di avere tanta farina nel sacco. Non dire mai gatto se non dopo aver fatto i conti con l’oste, e non essermi fidata di lui. Dopo aver dormito ad occhi aperti l’intera notte, per assicurarmi di non finire nel carro di qualche monatto. Prima che qualcuno mi frugasse le tasche. È lì che stanno i conti, lo sanno tutti. Gli stessi tutti che non si aspettavano l’inquisizione spagnola. E chi l’avrebbe mai detto. Vi arrendete? …Giammai!

Silence, please.

(cause i believe in silence, our hearts speak the same words)





entropiae contingenti alle | 23:03 | distruggi*mi commenti (4)


11/10/2004

UNIVERSITAS #1

Report mattiniero: Sì, lo so che il cielo è di quel grigetto simpaticamente milanese che non sai mai se pioverà o se pioverà, se sarà di mattina o di pomeriggio, o se magari mentre sei in aula: se ha da piovere, lo farà quando sarai per strada. Non c'è da preoccuparsi. Quindi non c'è ragione per cui io debba rinchiudermi in quel cesso a rotaie inscatolata con altre mille mila sardine e arricchire l'atm. No no, non se ne parla. il mio primo giorno in università lo faccio in bici. eccheccavolo.
Ho appuntamento alle 9.15 con Federica, 13 anni insieme nello stesso edificio scolastico ma mai nella stessa aula, che fa il mio stesso corso. Mi sveglio con calma, faccio colazione con il succo di frutta (il cattivo tempo è solo uno stato d'animo), con calma, mi vesto ed esco. Mezz'ora con calma, venti minuti se mi do da fare. Arrivo spaventosamente in orario, veniamo sistematicamente assalite dai volantinari che sponsorizzano le solite varie robacce. "Se avessi più memoria impareresti la Divina Commedia a memoria?" La risposta delle mie compagnucce è "assolutamente no!" e vabbè, il commento successivo, peraltro condiviso dall'egregio assaltatore, è "magari imparerei qualcosa di più interessante" ma baffanculo, va! Spero che lo standard degli altri 220 non sia questo, se no stiamo proprio male. vabbè. Ta-dann , arriviamo è c'è praticamente tutta l'aula piena. O meglio: il mezzo è già tutto occupato, rimangono le tre file davanti e le parecchie file dietro, che però sono pure un po' buie. Eh vabbè, terza fila e non se ne parli più.
Davanti ho una sottospecie di pseudo-intellettuala-chic occhiale bianco contro-fashion-montatura bianca spessa, fronte pronunciata inequivocabile segno dei ripetuti tentativi di fuga del cerebro, borsa da shopping in grembo e un delizioso movimento oscillatorio perpetuo del collo, a ritmo con le alate parole del prof che raccontava dei nipotini di Durkheim. E le risatine, i sorrisini, e tutto quanto di più ammiccante venga in mente. Lo ammetto, ho perso un pezzo di lezione osservando questa creatura. E a un certo punto la cosa aveva raggiunto un tale livello che ho pensato “adesso si alza e gli si siede sulla cattedra”. E quella si è alzata. Impugnato la borsa, sollevate le terga, accostato il sedile (mai banco più comodo, eh!) e passo dopo passo      si è diretta verso la porta. Ha dato un’occhiatina di intesa alle perturbazioni sociologiche che viaggiavano nel mezzo (medium, giustamente!) aereo dell’aula G013 al piano terra tra i due chiostri, poi ha aperto la porta e se ne è andata. Ma come!!! Forse le sapeva già, queste storie. Mah.
Dietro invece c’è un tizio che borbotta fra sé e sé i seguiti delle frasi del prof, che quando mi sono seduta proprio davanti a lui ha fatto una delle peggiori facce della storia umana. Inquietante. Non mi dilungo oltre.
Poi Lei, la terza Grazia della prima fila: l’Esimio ci raccomanda per il bene comune nostro e della sua trachea di fare le domande in classe, nei limiti del possibile, e lei per amore delle sapienti tonsille del simpatico sociologo si mette all’opera da brava apina dell’alveare classe 14. E fa domande. Una … “ma le microsocietà possono essere considerate sedani del patto stipulato tra nonna papera e gastone sulla supremazia nei campi di patate…” …Due… “in definitiva l’Olismo e l’Individualismo non sono quindi inconciliabili alla luce di una lampadina alogena sorretta da un luminare dell’agronomia quale il Grande Puffo?…” … TRE: “ma quindi la visione di Goffman può essere associata ai ruoli sociali proposti e analizzati dalla teoria individualista?” “Sì, MA NOI DI GOFFMAN NON SAPPIAMO UN CAZZO!” STELLA! Le 221 matricole più gli studenti del corso annuale ringraziano la regia. Io propongo il premio cabaret alla signorina. È già il mio mito!

Report pomeridiano: Cambio di giacchetta, ed eccomi nella magnificente aula magna a seguire un’altra lezione del prof-macchietta. Che come promesso indossa una giacchetta, . Indovina chi c’è in prima fila? Teoria e Tecniche della Comunicazione di Massa. Che a dirlo fa proprio figo, e che dovrebbe essere piuttosto interessante. Mh. Domani cinque ore. Azz!




entropiae contingenti alle | 21:20 | distruggi*mi commenti (1)


10/10/2004

I am still a Rock *

...E domani si comincia. allez allez. E vi dirò, che dopotutto sono piuttosto contenta di quello che mi accingo a fare. Perchè sono una paurosa, e quindi tifo per la scienza soft, e tifo per quelli che fanno scienza hard-core. Io però non sono nel novero, ecco. Faccio la fan. Tutte le strade portano a Roma, le vie del signore sono infinite (ma che davero?) e mannagg'unient mi tocca il simpaticissssimo esame di teologia. Doh! Eh vabbè. Magari ci scappa quello di filosofia del linguaggio e della Scienza. E pure Storia, della Scienza. Uh che intellettuale che sono. ah-a. ah-a.

Piove. Tanto per ricordarmi che oggi finisce ufficialmente l'estate. alas! Ma io sfuggii al temporale sulle ali del mio Pegaso rosso scuro! Tiè!


entropiae contingenti alle | 19:45 | distruggi*mi commenti (3)


03/10/2004

Francesco Pancetta

Avevo detto che mi sarei svegliata alle undici.
Mi sono destata alle otto.

Poi ho decretato che non se ne parlava proprio, indipercui mi sono ri-addormentata.
Eh, insomma. Ci vuole un po' d'ordine. I vicini mi saranno perennemente grati per avergli offerto questa degustazione dei La Quiete di "prima" mattina, ne sono certa. Ma ieri sono riuscita nella mia missione, ovvero appropriarmi di una copia dell'ultimo ciddì. Il dieci pollici mannaggia era fichisssssimo ma io non dispongo del mezzo per ascoltare quindi bù. Se Clara mi pacca oggi pomeriggio alla festa in strada del Charly dovrò essere meglio di jimi a volare ed essere come acqua, come l'acqua, vedere e non farmi vedere. Schivare chi non gradito e rivolgermi solo a chi mi va. Come va? Bene grazie, sai quante cose hai in arretrato da ascoltare. Che strano che dev'essere fare gli psicologi. Senti parlare un numero imprecisato ma alto di voci, di un numero imprecisato ma altissimo di storie, di vite che si incontrano si intrecciano e si dividono, e tu ascolti. ascolti, ascolti   sempre. Ma a te chi ti ascolta? ci sono degli sportelli di ascolto psicologico per gli psicologi? e a quelli che tengono lo sportello, chi li ascolta?
Devo leggere Husserl. Scusate eh!





entropiae contingenti alle | 12:09 | distruggi*mi commenti (3)