[ a mENo di uNA
                 CoStANTE ]


31/05/2005

"la colpa come al solito è di dio che ha creato il martedì..."
martedì+mal di golino stronzo+subtropicalismo urbano+canzone che non viene su= ogni scusa è buona per abbuffarsi di gelato.
a qualsiasi ora.in qualsiasi posto. con qualsiasi abbigliamento.

listen to!: weezer - my name is jonas; the phoenix - seduced by a kiss.


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25/05/2005

Our weekend starts on Wednesday
And we'll race the world to get there
Our weekend stars on Wednesday
And we'll replace that weight with grace
Wednesday what a day

Fine delle lezioni.
Ghiacciolo alla menta, maglietta a righe, pantaloncini corti (non è pleonastico dire "pantaloncini corti"? se sono -ini, sono piccoli. quindi o metto cose che non sono palesemente della mia misura, o sono corti.comunque.), affollamento in biblioteca per il mercoledì, sole in chiostro, lezione semideserta. quando finiva la scuola di solito ero felice. oggi sono solo stanca. però in bici è tutto più bello. è tutto più vicino. e con le canzoni giuste per pedalare, passa in fretta. e soprattutto passa sopra. tutto.
poi c'è questo sole, e giustamente citando filo (e facendolo di conseguenza incazzare per l'apparizione su uno dei blog che tanto odi. loffio. ti strapperò il cuore e ci farò il ripieno dei peppppperoni!):
"Come si fa a pensare al futuro con un sole così?"
ma anche all'indicativo presente
e all'imperfetto, come me.
ma la perfezione sarebbe quantomai noiosa!


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24/05/2005

Le desordre, c'est moi.

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21/05/2005

i violent delight erano il gruppo che suonava quel martedì sera  al camden palace.
lì funzionava (e funziona tutt'ora) che se avevi il volantino della serata, pagavi i tuoi tre bravi pounds, altrimenti di più e così via. a londra ti sommergono di sti cazzo di volantini che a un certo punto non sai più dove metterli. Perchè solo a fare una vasca a camden, se prendi tutti quelli che ti danno, c'è veramente da far pesare lo zaino. Che poi non sono i volantini come i nostri, di carta - sono cartoline. di mille formati diversi. coloratissime, curatissime, alcune pure belle. E ce ne sono davvero tante. ma proprio tantissime. e tu ad un certo punto non sai che fartene di tutte queste cose - ancheperchè rimani lì' imbambolato a guardare le grafiche galattiche e la follia di alcuni e non leggi che quello è, sostanzialmente, il biglietto per una delle milleduecento serate che ci sono lì. alla fine del mio soggiorno ("soggiorno"... lettino lavandino scrivanina scaffalino bagni e cucina in condivisione con altri studenti squattrinati) avevo riempito tutti i cassetti di questi piccoli tesori. e la scrivania. e il comodino. e il bordo della finestra sopra il letto. solo che quelli cercando di mettere a posto li persi tutti con un abile stratagemma: ero stata via quasi tre giorni ("che faccio oggi? vado a reading? ma anche sì!") e al mio ritorno mi avevano accolto le carogne dei calzini lasciati un po' ovunque (ad agosto con 100 farehneit poi...), la mia stanza mi aveva supplicato pietà e con una mano a tappare il naso mi sono lanciata verso la finestra. folata di vento - e giù tutte le cartoline su oxford street.
La mattina prima di partire avevo messo insieme tutti quanti i miei tessori accumulati e non ce l'ho fatta a lasciarli lì. ho scelto quelli che mi piacevano di più, quelli più pazzi, e mi sono imposta di portarne uno, al massimo due per esemplare. una specie di arca di Noè della promozione. Ho infilato a forza l'ennesimo sacchetto ciccione ad ingrassare la mia valigia oceanica e incrociato le dita perchè il ferreo puntiglioso e scassaminchia controllo bagagli di heathrow non facesse troppe storie.

Ce l'ho qui, il sacchetto. Ancora qui. L'ho tirato fuori dai cassettoni sotto il letto - adibiti a stiva delle cose più improbabili; E ho riguardato tutto e trovato dentro cose che non mi ricordavo neanche di avere. Lo scontrino del wagamama, il bigliettino scritto da il mio compagno di corso giapponese che mi chiedeva di fargli sapere cosa pensassi del ristorante connazionale e mi ringraziava per l'ottima (ottima! avevo dimenticato il sale, dico solo questo...) pasta al sugo che avevo preparato la sera prima, i kit di sopravvivenza urbana di Don't Panic con le caramelle - che sono una cosa che vi auguro di aver visto in vita, tutto il resto.

I Violent Delight suonavano quel martedì al camden palace. e io avevo diciotto anni da quattro passi e la carta d'identità fatta tre anni prima - garanzia di una simpatica chiaccherata e sguardi alla foto e sguardi a me ripetuti un buon numero di volte con i buttadentro che controllano uno per uno gli avventori della sera. tutti rigorosamente maggiorenni. almeno, formalmente. e io, sbarbatella qualunque, con la mia fotina. E chi li aveva mai sentiti, comunque, questi qui?
Quella sera dopo la scalata fino ai bagni ho socializzato con tre ragazzine (più ragazzine di me!) esaltate che andavano matte per i violent delight e avevano una ID card che diceva che avevano rispettivamente ventuno, ventitrè e ventiquattro anni. "But listen close, we're sixteen!!!".
Il Palace è stato per anni uno di quei teatri cinema che si vedono nei film, con poca platea e tante gallerie sempre più alte. i bagni naturalmente dove sono? nell'ultima galleria. Però alla penultima a servire al bar c'è una tizia di Glasgow che ti offre da bere, se glielo chiedi con simpatia.

Qualche giorno dopo camminavo per Soho (dove le bandierine arcobaleno non sono della pace) entrando e uscendo dai negozietti di dischi usati e in uno di questi trovai a novanta penny un tre pezzi dei Violent Delight. Needless to say, fu mio subito. Da Soho tornavo a casa con il 10, che con il traffico delle sei di sera anche in oxford street a traffico limitatissimo riesce a malapena a correre come corrono i doubledeckers al piano di sopra. e allora andavo a piedi compromettendo oltremodo il portafoglio (nel senso che trasportava scontrini, più che altro). Ho messo quel disco nel lettore e non l'ho tolto fino a casa, e fino a scuola il giorno dopo, e fino a casa di nuovo, al Tesco, e così via. Sono tre canzoni qualunque, ma non riuscivo a non ascoltarle. Il disco usciva il giorno che partivo e io uscivo di casa troppo presto, molto prima dell'apertura dell'hmv più vicino.

l'avevo rivisto quella mattina prima dell'esame, quando volevo passare di fianco al duomo e tu hai insistito per scendere giù - e ti avevo raccontato questa stessa storia e prima che avessi finito mi avevi chiesto se mi sarebbe piaciuto averlo. No, perchè io avevo il mio tre pezzi e mi bastava. e perchè pensavo che Transmission, il disco in questione, avrei dovuto acquistarlo per coerenza post-romantica solo in terra anglosassone. e perchè diciamocelo, avevo qualche timore ad ascoltare quel disco. Il giorno dopo avevo l'esame di storia e ci siamo persi in un angolo del metro, con Dirty dei Sonic Youth. Chiamala premonizione...
Oggi ho deciso che per quanto riguarda la musica non si devono avere timori di alcun genere, che il tuo gruppo preferito faccia un disco terribile, che si venda ad una major e sforni pezzi vuoti o pezzi troppo pieni, che cambi genere. Niente di niente. Chi suona, suona quello che si sente di suonare in quel momento. Suona quello che sente. E tu lì di fronte allo stereo con le cuffie in strada sei libero di ascoltare quello che vuoi.
Oggi sono andata in un negozio di dischi usati e ho trovato transmission ad un prezzo ridicolo rispetto a quello del mariposa sotto il duomo e dell'hmv vicino a "casa". Non ci ho pensato un secondo di più. Needless to say, ce l'ho qui adesso che scrivo. Ancheperchè è un disco bianco. io ho una passione per i dischi bianchi. cerco di tenerli separati dagli altri. vicini, ma distinti.è un disco bianco con delle grafiche a pugno nell'occhio.

"Transmission" dei Violent Delight fa un po' cagare. è un disco qualunque, di quattro ragazzetti pescati da un'etichetta un po' grossa che li ha buttati sul palco di Reading e Leeds per il festival della Carling ancora prima di far uscire il disco. E loro si sono come dire appiattiti. Hanno fatto un disco disco-utilibile. Molto discutibile. Che non penso di ascoltare molto in vita, ma che sono contenta di avere.

Oggi sono andata in un negozio di dischi usati e ho portato a casa quattro cd spendendo quello che in un negozio qualsiasi sarebbe bastato per prendere UN disco, al massimo.
Uno per ascoltarlo una volta.
Uno completamente a caso, ma un cd a un euro vorrete mica lasciarlo per strada? no di certo.
Uno per vari motivi, a partire dalla novità misteriosamente finita nell'usato, probabilmente mai ascoltato, chissà. Ma che colori. E CHE DISCO.
Uno perchè quel nome l'avevo già sentito e sapeva di buono. E di nuovo, il prezzo esiguo agevola sicuramente queste uscite di capo.

Ho in mente un pomeriggio in chiostro e brutto tempo su tutti i fronti. Ci sono momenti precisi per comprare dei dischi. E per regalarli. Per regalarseli. Ci sono dei momenti in cui hai solo bisogno di sentire qualcosa che non conoscevi. O risentire cose che sapevi già. Non ho un momento per la musica, ma Ho sempre un momento per la musica. sono i momenti per tutto il resto, che devo cercare - più che altro.
"Non uno ma dieci, cento momenti con te" come a carnevale dell'anno scorso.
Non è sempre tutto needless to say, ogni tanto bisogna dirsele, certe cose. Raccontarle, a te o a chi capita.
Dear everyone, i've been thinking:
Se bastano quattro canzoni a farmi stare così bene,
basta così.

playlist:
Pinhead Circus - The Black Power of Romance
Paint It Black - Paradise
Osker - Idle Will Kill
Violent Delight - Secret Smile EP

(+ Digger - Montecarlo su gentile concessione di aurè. sempre forte, giassài)


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Tornata dal gay-pride in ora fin troppo tarda (ma neanche tanto). tutto quello che ho da dire è che (alla fine)
le solite quattro cose sono le migliori.
corsivo mio, perciò virgolette niente.
domani fuori la fanzine.
e allora, tutto.
tipo guidare con le tue due canzoni preferite.
tipo guidare con una cassetta vecchia (ma neanche tanto) e ritrovare quella canzone.
che era passata come la marea.
che, a differenza di quella marea,
è tornata.
forse le maree tornano.
e si può fare sempre meglio - anche dirsi sempre le solite quattro cose
ma con gusto.
sempre forte!

e con questo do fondo al mio sonno.
"totally"!


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15/05/2005

is it a sin, is it a crime...?
...vedi che a fare le cose a caso poi escono migliori? migliori di quanto ti aspettiavi, magari. magari non te ne accorgi subito, ma non importa. (..perchèèè) così è un tantino scomodo, ma è meglio di prima. o meglio, non sta male. le cose come con la carta, i capelli. Darci un taglio, non decidere di farlo, ma guardarsi allo specchio, cercare le forbici e chiudere. già. Facile, dite? no, per niente! Tagliare dalla parte sbagliata perchè è quella più visibile e meglio raggiungibile, quando il vero problema sta dietro. più che alla radice, nelle estremità. Ci dai un taglio quasi senza pensarci, spegni il cervello per avere occhi attenti a quello che stai facendo, lucidi. per altro. sai già che a prima vista starai malissimo. scompigli e te ne vai.
alla seconda
...è tutto quadrato.

 


entropiae contingenti alle | 21:50 | distruggi*mi commenti (4)


13/05/2005

The emptiness you see...
building a better me.

Perchè cantare in macchina ha il suo perchè. si chiama
igiene personale.

Torme di fans seminudi che affollavano via valtellina alle dieci e mezza - la bbènd (and not break) aveva paura che gli chiudessero i pub, forse.
i cibo hanno vinto tutto (sono stati come dire, squisiti). io ho vinto un cuba libre sommato ad allergia e stancamortitudine.
e manco a dirlo,
sono in ritardo.
Per fortuna certe cosa non cambiano mai.


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06/05/2005

Music is revolution of the self!
...Imparare a farsi fare a pezzi, su qualsiasi palco.

ci vediamo, qua!
legno is a crime. burn yourself.


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04/05/2005

ho due canzoni preferite, in questo momento - e dell'una e dell'altra non conosco nè nome, nè autori.
Perfetto, no? Come la prossima volta, prometto!


entropiae contingenti alle | 20:35 | distruggi*mi commenti (1)