18/01/2007
Io sono un fotoreporter. Ho sempre rifiutato l’etichetta di artista, ma se qualcuno trova bella una mia foto ovviamente mi fa piacere. Dunque se un giorno gli Uffizi mi chiedessero una fotografia per esporla, gliela concederei volentieri. Però resterebbe sempre una fotografia.
Non sono sicuro che una fotogrtafia di reportage possa essere guardata come un’opera d’arte, ma sono convinto che il giudizio estetico possa essere dato solo a posteriori, e da altri. Un fotoreporter deve rimanere un fotoreporter, guai se si immagina di essere un’altra cosa. Ci sono fotografi che usano la fotocamera, contrariamente allo scopo per cui è stata inventata, per produrre immagini che già in partenza sono destinate alle pareti di un museo. Le mie foto invece sono racconti delle cose che ho visto, quindi la loro destinazione naturale è la pagina di giornale o il libro. Non sono opere, sono testimonianze. Con questo non voglio dire che una volta appese alle pareti di un museo corrano qualche rischio.
Certo, il valore simbolico passa in primo piano. Il Miliziano di Capa è diventato un simbolo perchè aveva una grande potenza espressiva. Ma rimane la testimonianza di un momento storico. Puoi anche museificaarla, ma anche fuori dal suo contesto, anche senza il contorno delle parole, in una buona fotografia, la realtà esiste. Non trovo strano che un museo come il Getty si interessi alle fotografie dei reporter. In fondo le poche foto mie che ha preso il MoMa di New York sono proprio foto di reportage. A quanto pare ci hanno visto anche una qualità estetica. Ma chi le guarda dovrebbe ricordarsi che sono solo fotografie.
Gianni Berengo Gardin.